Lo spreco alimentare è lo scarto di cibo ancora buono da mangiare lungo tutta la filiera, causato principalmente da abitudini errate in famiglia, difetti estetici e problemi di trasporto. Questo fenomeno, peraltro, genera gravi danni economici e ambientali. 

Difficile da credere date le attuali condizioni di crisi economica, eppure le statistiche parlano chiaro: ogni famiglia italiana “cestina” 20 kg di cibo all’anno, 400mila tonnellate addirittura il cibo che va al macero solo in Sicilia.

Quella dell’Italia è una quantità allineata con quanto misurato nei Paesi Bassi e più bassa invece di quanto rilevato in Spagna, Germania e Ungheria. I dati italiani ci sono forniti dall’Osservatorio Sprechi alimentari del Crea Alimenti e Nutrizione che ci offre un quadro sconfortante di circa 370 grammi a settimana di cibo sprecato a famiglia. 

Entrando nel merito delle tipologie di spreco, emerge che in Italia si gettano maggiormente prodotti completamente inutilizzati, ortaggi freschi o prodotti confezionati ancora intonsi, mentre si riscontra una minor propensione a gettare gli avanzi del piatto ed anche i prodotti aperti, ma non finiti di consumare perché scaduti.

400mila tonnellate di cibo siciliano che va annualmente al macero conducono alla necessità di trovare rimedio a quella che è una problematica sociale. Se sul piano nazionale la Sinu (Società italiana di Nutrizione Umana) fornisce alcune buone pratiche da mettere in atto nella vita familiare e quotidiana, come pianificare il menu settimanale, definire le quantità da acquistare, fare la spesa dopo mangiato e mai a stomaco vuoto, anche in Sicilia si sta correndo ai ripari già da qualche tempo.

Anche in Sicilia, dunque, è emergenza spreco alimentare.

Si moltiplicano infatti le iniziative contro lo spreco alimentare sull’isola. Di poco tempo fa il progetto di Slow Food con la campagna “Non ti scarto”: raccolta di prodotti alimentari non più vendibili ma ancora commestibili, grazie ai quali sono state organizzate cene e momenti conviviali.

Urge un percorso sempre più strutturato in cui ricerca, impatto sociale, comunicazione, innovazione e lotta allo spreco alimentare devono essere i punti cardine del rapporto con le imprese, gli enti e le associazioni no-profit. Un valore, peraltro, importantissimo da trasmettere alle nuove generazioni non solo per promuovere la cultura del dono ma anche per la tutela dell’ambiente. 

Dalla Sinu arrivano anche suggerimenti utili su come imparare a riconoscere se un alimento è ancora buono, a leggere l’etichetta e il riutilizzo degli avanzi, a seguire la dieta mediterranea con porzioni che evitino avanzi sul piatto da cestinare.

In Sicilia ogni anno, come già detto, oltre 400 000 tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura invece di raggiungere chi ne ha bisogno, nonostante il valore culturale e sociale del nostro patrimonio alimentare.

Lo spreco alimentare è una sfida ambientale, economica e sociale. Ridurlo significa rispettare il cibo, difendere risorse preziose e soprattutto aiutare chi è in difficoltà.


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